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CAROLA RACKETE, LA CAPITANA DELLA SEA WACTH 3 CON LA SINDROME DEL MESSIA

Carola Rackete Carola Rackete

Redazione-La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare 3 università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito l’obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”. Signore e signori, ecco Carola Rackete, la “capitana” della Sea Watch tutta dread e sindrome del Messia che dallo scorso 14 giugno si trova al largo di Lampedusa senza poter fare ingresso nelle acque territoriali italiane. Così si rivela in un’intervista apparsa oggi su Repubblica. E sì che il “cattivo” ministro dell’Interno le aveva offerto delle alternative: andate in Tunisia, tanto per cominciare. Ma “non ha una normativa per i rifugiati”, obietta la capitana. E perché non in Olanda? “E’ ridicolo, bisogna circumnavigare l’Europa!”. Nel frattempo la Sea Watch ha percorso più di 1400 miglia nautiche su e giù lungo il confine delle acque territoriali: significa che a quest’ora la nave avrebbe già potuto trovarsi oltre lo stretto di Gibilterra – ma sono particolari. Intanto Salvini è stato chiaro: in Italia non sbarcate nemmeno a Natale.

Una vita a caccia di emozioni

Una vita all’insegna delle esperienze mozzafiato, quella di Carola: a 23 anni era al timone di una nave rompighiaccio al Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, l’Alfred Wegener Institute. I problemi della gente? Interessanti solo se a migliaia di km di distanza dalla Germania. Il copione è quello usuale della ragazza ricca e progressista che se non cercasse di salvare il mondo, probabilmente la madre le starebbe pagando analisi e antidepressivi. Racconta del suo primo viaggio all’estero, in Sudamerica: i famosi viaggi che dovrebbero “curare il razzismo e il fascismo” – e come controindicazione ti instillano una sindrome da Messia Salvatore che recentemente è stata additata come “razzista” e “suprematista” persino da alcune frange di pensatori liberal americani. Anche i suoi dreadlocks “puzzano” (forse non solo metaforicamente) di privilegio bianco: in Usa gli afrocamericani l’avrebbero già accusata di appropriazione culturale. Ma qua in Europa può ancora sfuggire a queste categorizzazioni.

Il gioco degli scafisti

Carola gira il mondo un’avventura dopo l’altra: a 25 anni diventa secondo ufficiale della Ocean Diamond, a 27 viene arruolata da Greenpeace. Inizia a collaborare con la Sea-Watch dal 2016. “Ho conosciuto culture e popoli diversi dal nostro e quando sei lì, non puoi accorgerti dell‘ingiustizia e dell’inuguaglianza“. Già, non puoi. Troppo difficile sistemare le cose lì; troppo poco redditizio, anche. Per questo diventi una traghettatrice di esseri umani verso il

Primo Mondo facendo il gioco di scafisti e trafficanti di vite.

Fonte:rassegneitalia.info

Ultima modifica ilMercoledì, 03 Luglio 2019 20:04
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